Frits Kalshoven

Con questo articolo si conclude il percorso di cinque approfondimenti dedicati a persone che, in momenti diversi e con strumenti differenti, hanno contribuito in modo decisivo alla costruzione del Diritto Internazionale Umanitario. Non si è trattato di una rassegna biografica, ma di un tentativo di mostrare come il DIU sia il risultato di una stratificazione complessa di esperienze, idee, istituzioni e riflessioni giuridiche.


Frits Kalshoven è una delle figure più autorevoli nello sviluppo dottrinale del Diritto Internazionale Umanitario nella seconda metà del Novecento. Se Henry Dunant rappresenta l’esperienza umana originaria, se la Croce Rossa incarna l’azione e Jean Pictet la sistematizzazione giuridica, Kalshoven occupa un livello diverso ma essenziale: quello della riflessione critica, accademica e scientifica sul DIU come disciplina autonoma del diritto internazionale.

Frits Kalshoven nasce a Rotterdam il 27 settembre 1924. La sua formazione è segnata dall’esperienza diretta della Seconda guerra mondiale, che orienta il suo interesse verso i limiti giuridici dell’uso della forza. Dopo gli studi in diritto intraprende una carriera accademica che lo porterà a diventare uno dei massimi esperti mondiali di diritto dei conflitti armati, in particolare all’Università di Leiden, dove forma generazioni di giuristi, militari e funzionari internazionali.

Il contributo di Kalshoven consiste nel mostrare che il DIU non è un insieme marginale di regole “eccezionali”, ma un corpo normativo coerente, dotato di principi, storia e metodi propri. La sua opera più nota, Constraints on the Waging of War, diventa un riferimento imprescindibile proprio perché affronta il diritto della conduzione delle ostilità senza enfasi retorica, concentrandosi su ciò che il diritto può realisticamente fare: porre vincoli giuridici verificabili alla violenza armata.

In questo testo, Kalshoven insiste su un punto che riassume efficacemente il suo approccio: il DIU non pretende di rendere “umana” la guerra, ma di limitare ciò che è giuridicamente consentito nella sua conduzione. Un breve passaggio di Constraints on the Waging of War chiarisce bene questa impostazione. Kalshoven sottolinea che le regole sulla conduzione delle ostilità hanno senso solo se lette come limiti operativi, e non come dichiarazioni morali astratte: “the law of armed conflict is concerned with restraining the conduct of hostilities, not with judging the causes of war”. L’affermazione è semplice, ma densa di conseguenze: il valore del DIU non dipende dalla sua osservanza perfetta, bensì dalla possibilità di qualificare le condotte, distinguendo ciò che è lecito da ciò che non lo è: in questa distinzione si ritrova il cuore del DIU moderno, in continuità con la separazione tra jus ad bellum e jus in bello.

Accanto all’analisi dei limiti alla conduzione della guerra, Kalshoven dedica ampio spazio allo studio delle violazioni e dei meccanismi di responsabilità. La sua riflessione sui crimini di guerra, sulla responsabilità individuale e sulla funzione dei tribunali internazionali contribuisce a consolidare il DIU come diritto “applicabile”, non meramente programmatico. In questo senso, il suo lavoro dialoga con l’eredità di Norimberga e con il pensiero di Hersch Lauterpacht, pur mantenendo un taglio più strettamente giuridico e meno filosofico.

Kalshoven svolge inoltre un ruolo importante come ponte tra accademia e prassi. Collabora con il Comitato Internazionale della Croce Rossa, partecipa a corsi di formazione e conferenze internazionali, contribuendo alla diffusione del DIU presso forze armate e istituzioni. La sua cifra stilistica resta la stessa: precisione terminologica, attenzione alla prassi, rifiuto delle semplificazioni.

Muore il 6 settembre 2017, lasciando un’eredità scientifica che continua a orientare lo studio e l’insegnamento del Diritto Internazionale Umanitario: il DIU non promette di eliminare la guerra, ma di ridurne l’arbitrio attraverso regole chiare, conoscibili e applicabili.

È una lezione sobria, ma essenziale, soprattutto in un’epoca in cui la tentazione di considerare il diritto come irrilevante di fronte alla violenza è sempre presente.

Fonti:
ICRC, Constraints on the Waging of War: An Introduction to International Humanitarian Law
George H. Aldrich, Compliance with International Humanitarian Law, International Review of the Red Cross (June 1991)
Robert Heinsch, In memoriam Professor Frits Kalshoven: Some personal words on the passing of one of the most respected International Humanitarian Law experts of the last century, Cambridge University Press (November 2017)
Rens Steenhard, Interview with Professor Frits Kalshoven, Peace Palace Library (May 2012)

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